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Lago di Cavedine

A nord del Lago di Garda, nell'ampia valle tipicamente glaciale del basso Sarca, tra Dro e Pietramurata, il paesaggio offre una visione che è forse unica in tutto l'arco alpino: le cosiddette "Marocche". Un'enorme distesa di massi che si presume siano origine di frana, all'epoca glaciale, dai soprastanti Monte Brento e Monte Casale. In questo ambiente, unico e originale per la presenza delle marocche, c'è il Lago di Cavedine che da il nome alla Frazione stessa.

Immagine lago di Cavedine

Il Lago è collegato, ai laghi di Toblino e di Santa Massenza, mediante un immissario artificiale, il Rimone primo; attualmente le sue acque sono utilizzate a scopo idroelettrico perchè, attraverso una galleria sotterranea, alimentano la centrale idroelettrica di Torbole e a scopo turistico/sportivo con la pratica della vela e della pesca. Le sue sponde sul versante ovest formano un paesaggio ambientale e naturale rimasto intatto nella sua bellezza originaria, mentre le altre sponde contengono percorsi pedonali, ciclistici e la scuola di surf dove si impara e si pratica lo sport della vela.
Gela molto raramente anche negli inverni di freddo intenso, tanto che può essere classificato tra i laghi temperati.
Nelle sue acque prospera una fauna ittica ricca e ben rappresentata: trota lacustre, coregone, luccio, cavedano, scardola, tinca, savetta, perca, persico, bottatrice.
Si raggiunge a sud, dal Lago di Garda verso Trento a circa Km 20 e a nord, da Trento verso Madonna di Campiglio/Riva del Garda a circa Km 22 deviando verso Cavedine e/o verso la Valle di Cavedine.

Superficie: 1.1 Kmq

Quota s.l.m. : 214 m

Profondità massima: 60 m

Bacino idrografico: fiume Sarca

Curiosità:

Il Lago di Cavedine viene menzionato in un racconto di Camillo Boito. "Senso".

Si tratta di un racconto pubblicato a Milano nel 1883, facente parte della raccolta intitolata appunto Senso, nuove storielle vane. La vicenda si svolge a Venezia durante l’occupazione austriaca e ne è protagonista una patriota e nobildonna veneziana, Livia Serpieri, costretta a rinnegare tutti gli ideali di indipendenza (fino al tradimento dei suoi compagni più cari e della stessa causa veneziana) per amore di un giovane ufficiale austriaco. Il racconto è considerato l’opera più significativa di Camillo Boito e da esso Luchino Visconti trasse il film omonimo del 1954, nel quale Livia venne mirabilmente incarnata dall’attrice Alida Valli.

Qui l'estratto del racconto:

"...Il mio ufficiale di sedici anni addietro, se non era un grand'uomo, era almeno un vero uomo. Mi stringeva alla vita in modo da stritolarmi, e mi mordeva le spalle facendomele sanguinare. Cominciavano a diffondersi delle vaghe voci di guerra, poi le solite notizie contradditorie e le consuete smentite: armano, non armano, sì, no; intanto un certo movimento insieme febbrile e misterioso si propagava dai militari ai civili, i treni della ferrovia principiavano a ritardare, a portare giù nuovi soldati e cavalli e carriaggi e cannoni, mentre i giornali non smettevano di negare pur l'ombra dell'armamento. Io, senza badare agli occhi miei, credevo ai giornali, tanto il pensiero di una guerra mi spaventava. Temevo per la vita dell'amante; ma temevo anche più il distacco lungo, inevitabile, che avrebbe dovuto seguire tra noi due. A Remigio, in fatti, l'ultimo dì di marzo fu ordinato di recarsi a Verona. Ottenne, innanzi di partire, due giorni di permesso, che passammo insieme, senza lasciarci mai un minuto, nella misera camera di un'osteria sul laghetto di Cavedine; ed egli mi giurava di venire presto a vedermi, ed io gli giuravo di andare a Verona quando non avesse potuto muoversi di lì. ..."

Tipologia di luogo
Frazione
Collocazione geografica

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Pubblicato il: Mercoledì, 06 Maggio 2015 - Ultima modifica: Venerdì, 17 Luglio 2015

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